Buongiorno care mamme! Di nuovo al lavoro? Alle prese con tutte le vostre attività quotidiane? In questi giorni mi sono domandata: chissà quanti bambini avranno chiesto a Babbo Natale un giocattolo dei personaggi dei loro cartoni animati preferiti? È successo anche ai vostri figli? I supereroi di ieri e di oggi suscitano sempre molto entusiasmo e mettono il genitore di fronte a dubbi importanti: qual è il rapporto tra il mio bambino e i cartoni che guarda?
Credo che la cosa migliore sia fare un passo indietro e provare a ricordare cosa accadeva a noi da bambini: chi non si è mai immedesimato in un cartone animato o magari ha fatto finta di possedere i poteri del proprio supereroe preferito quando era con gli amici, a scuola o a casa?
Se è vero che ogni epoca ha i suoi protagonisti e modelli, è anche vero che ci sono alcuni personaggi che vivono un’eterna giovinezza, grazie alla trasversalità delle storie in cui si muovono: Tom e Jerry o Scooby Doo, con i loro piccoli racconti all’insegna dell’amicizia, rappresentano un comune denominatore tra le generazioni e sicuramente facilitano la comunicazione tra genitori e figli. Se un bambino di oggi emula le avventure del cane Scooby condividerà senza dubbio un modello comportamentale con il proprio genitore, che nel periodo della sua infanzia ha amato e probabilmente imitato lo stesso personaggio, sia pure in contesti diversi. Per questo è importante osservare e guidare la tele-visione: quanto più il genitore è presente e fa sentire al proprio figlio che quel messaggio è corretto e adatto a lui, quanto più il bambino si sentirà appoggiato e sostenuto nelle proprie scelte. E l’individuo che cresce in un contesto del genere sarà probabilmente più forte e sicuro di sé.
Una cosa è certa: che ci piaccia o no, le ricerche mostrano che fin dal primo anno di vita il bambino comincia ad accostarsi quotidianamente al mezzo televisivo: secondo il 10° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza pubblicato da Eurispes e Telefono Azzurro nel novembre 2009, risulta evidente che i bambini e gli adolescenti sempre più utilizzano il mezzo televisivo per formare la propria identità e selezionano nei programmi che vedono i modelli comportamentali su cui plasmare gli adulti che saranno. L’ago della bilancia in questo rapporto delicato possiamo essere noi genitori, anche prima della scuola e del contesto sociale.
Teniamo in considerazione poi che il bambino, in particolare nei primi anni di vita, si trova in una fase di esplorazione del mondo: in questo senso, i cartoni animati possono avere un ruolo, più o meno significativo, nello sviluppo del piccolo. Le perplessità su questo tema sono tantissime: dove finisce la fantasia e inizia, per il bambino, la confusione tra realtà e racconto? L’emulazione può essere realmente guidata? Come si può intervenire nel caso in cui i modelli presi come riferimento non sono quelli sperati?
Aspetto i vostri consigli e i vostri racconti. Sarà materiale prezioso su cui discutere tutti insieme. |